All’Hotel Albani cantine di Grecia e Cipro, storie di emigrazione e d’amore e il riconoscimento del Ministero dell’Agricoltura ellenico. Un ponte tra due sponde.

Gli antichi greci chiamavano Enotria, terra del vino, quella parte d’Italia dove portarono la vite insieme alla lingua e agli dèi. Più di venticinque secoli dopo, la rotta è invertita e a Firenze, all’Hotel Albani, il vino greco è tornato a farsi raccontare. È successo sabato 31 ottobre con la quinta edizione del Greek Wine Day, che ha avuto anche il riconoscimento del Ministero dell’Agricoltura greco.
Dietro l’evento c’è Haris Papandreu, che da anni lavora per portare in Italia la cultura del vino ellenico. A convincere, più che la vetrina, è stato il livello dei banchi d’assaggio, con produttori venuti da Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, dalle isole dell’Egeo e da Cipro. Ne hanno parlato anche i professionisti presenti: il primo Master of Wine italiano, Gabriele Gorelli MW, e Ilaria Lorini, miglior sommelier d’Italia in carica.

La Grecia e l’Italia, una questione di sponde
Nell’intervista di Stefania Raspa su lasvolta.net, Gorelli parte da un’idea cara a questo giornale: il Mediterraneo come spazio comune. Il suo invito è uscire dalla nicchia dei ristoranti etnici e puntare sulla reciprocità tra mercati vicini, riscoprendo un’affinità che dalla Magna Grecia arriva fino a oggi.
Volti e storie
A colpire, più delle etichette, sono state le persone. Il soprano Stella Hatzidakis, che studia in Svezia e coltiva con il canto lirico il suo legame con l’italiano, accompagnava i vini della cantina di famiglia a Santorini. Il toscano Alessandro Rossi ha seguito l’amore fino in Grecia e oggi guida il Domaine Dereskos a Gargalianoi, nel Peloponneso. Katerina Dougou, della cantina Dougos in Tessaglia, vive e studia a Pisa: un ponte vivente tra le due rive.

Dalle isole all’Epiro, passando per Cipro
Tra le presenze più interessanti c’erano le cantine di Cipro, con produttori come Vouni Panayia, Krasopoulin, Makarounas, Christoudia e Vasilikon, nel segno di un’isola che custodisce una delle tradizioni vinicole più antiche del Mediterraneo. Da Tinos è arrivata Volacus, dall’Epiro la cantina Jima, che dà a ogni vino un numero e affida le etichette a un pittore e a un fotografo. Dal monte Pangeo, in Macedonia, la storica Ktima Biblia Chora. Nel racconto di chi c’era, un legame più forte del semplice assaggio.
Il passo successivo
Il Greek Wine Day potrebbe viaggiare: portare il format anche a Roma, Milano e Bologna darebbe ai produttori un pubblico più ampio. È una nostra proposta, da verificare con gli organizzatori.
Per la cronaca completa, con vini e produttori, rimandiamo agli articoli della nostra testata culturale lasvolta.net (in basso a questa pagina trovi i link a tutti gli articoli).





