Fonte: Formiche.net del 15/04/2024

Non solo guerra, l’isola da un decennio ha un peso specifico preciso che si ritrova alla voce energia. Prima che vi fosse la crisi di Gaza data dall’attacco del 7 ottobre scorso, Cipro, Israele, Grecia e Usa erano in procinto di assumere una decisione definitiva sullo sfruttamento dei giacimenti di gas presenti nel Mediterraneo orientale.

Dalla “portaerei” Cipro sono decollati i caccia inglesi per distendere lo scudo occidentale su Israele, da lì è stato avviato il corridoio umanitario pro-Gaza, su quell’isola gli Usa hanno dato avvio ad un nuovo sistema di controllo e monitoraggio della sicurezza del Mediterraneo oientale. Un altro segno di come l’isola accresce la sua importanza, oltre che legata all’energia. In sostanza nel Mediterraneo orientale, e non da oggi, si sta giocando una nuova partita geopolitica che lega idealmente il dossier energetico, gli Accordi di Abramo e le nuove relazioni diplomatiche, oggi messe a rischio dall’attacco iraniano a Israele. 

I Typhoon inglesi

I caccia Typhoon inglesi sono decollati dalla base cipriota di Akrotiri e hanno partecipato per conto del Regno Unito all’operazione internazionale per difendere Israele dall’attacco iraniano di sabato scorso. Si stima che dovrebbero aver abbattuto tra i dieci e i venti droni iraniani. I jet operavano nell’ambito dell’operazione Shader in corso contro l’Isis in Iraq e Siria. Già dalla scorsa settimana i preparativi per i Typhoon erano iniziati su indicazione del governo di Londra, con il solo obiettivo di dare copertura ai caccia americani accorsi in difesa di Israele. 

Ma venerdì scorso c’è stata un’accelerazione e un cambio di ingaggio: in occasione della riunione convocata a Downing Street del comitato Cobra (quello preposto alle emergenza nazionali) il premier Sunak ha deciso che i caccia, supportati da un aereo di rifornimento Voyager, avrebbero potuto anche abbattere i droni iraniani che sarebbero entrati nella loro area di responsabilità.  Si è trattata ufficialmente della prima missione di combattimento aereo per la Royal Air Force dalla guerra delle Isole Falkland nel 1982. 

Il progetto Cyclops

Da circa due anni a Larnaca, città portuale meridionale cipriota, è operativo un nuovo laboratorio costato 5 milioni di dollari, che consente agli Stati Uniti di limitare i rischi correlati ad azioni di organizzazioni terroristiche. Nel core di Cyclops anche la sicurezza dei porti, diventata centrale anche dopo l’attacco dell’agosto 2020 al porto libanese di Beirut, che ha distrutto tra le altre cose i silos per conservare il grano.

Si tratta di una scuola formazione sulla sicurezza finanziata dagli Stati Uniti per il Mediterraneo orientale, e prende il nome di Centro di Cipro per la sicurezza terrestre, marittima e portuale (CYCLOPS). L’obiettivo di Washington è che il centro di formazione Cyclops diventi un centro regionale di eccellenza per la formazione specializzata in tutti i campi relativi alla sicurezza. 

Traite questo grande occhio di controllo verrà realizzata una rete di formazione a disposizione non solo degli Stati membri dell’Unione europea, ma anche di alcuni Paesi del Medio Oriente che devono essere pronti alle nuove emergenze in materia di controlli doganali e di cyber sicurezza. Cyclops, la cui paternità risale ai tempi di Mike Pompeo Segretario di Stato, consente agli Stati Uniti di fornire assistenza tecnica multifunzionale in un fazzoletto di acque particolarmente strategico. Non solo Cipro è stata membro dell’Ue, ma presenta un’invidiabile posizione geografica che la rende terra di prossimità con realtà significative come Israele, Giordania, Egitto e Libano. È inoltre sede di molte società russe.

La struttura, con 100 persone coinvolte, include una serie di diverse piattaforme di formazione pratica, tra cui un finto valico di frontiera terrestre, un’area di screening dei passeggeri e un laboratorio di formazione mobile sulla sicurezza informatica. In questo modo sarà possibile divulgare le best practies per proteggere le infrastrutture critiche.

Energia e geopolitica

Questo per quanto concerne la guerra, ma Cipro da un decennio ha un peso specifico preciso che si ritrova alla voce energia. Prima che vi fosse la crisi di Gaza data dall’attacco del 7 ottobre scorso, Cipro, Israele, Grecia e Usa erano in procinto di assumere una decisione definitiva sullo sfruttamento dei giacimenti di gas presenti nel Mediterraneo orientale. Il governo cipriota e quello israeliano avevano annunciato di voler procedere, senza attendere gli sviluppi imprevisti e non programmabili, del tavolo negoziale che gioco-forza sarebbe dovuto essere aperto con Ankara, che è imprescindibilmente legato alle partite in corso tra Usa e Turchia. Avevano avallato un mini gasdotto da 300 chilometri per collegare al gas i due paesi, in attesa della pià ampia decisione sul gasdotto EastMed. 

Il ruolo turco

Il puzzle era stato creato dalla difficoltà diplomatica sorta sull’asse Tel Aviv-Nicosia-Ankara-Washington, data dalla peculiare posizione della Turchia, che ancora oggi mette in pericolo un rapido sfruttamento dei giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale. Per questa ragione Israele e Cipro avevano immaginato una corsia parallela e più rapida per avviare lo sfruttamento, seppur limitato ad un canale al momento solo bilaterale, ma con la prospettiva di rendere Cipro perno verso l’Europa. 

Non va dimenticato che le rivendicazioni turche sulla zona economica esclusiva cipriota rappresentano il primo freno al progetto EastMed, la cui ideazione era parallela alla distensione degli Accordi di Abrano e, per certi versi, una sua diretta conseguenza al fine di coordinare esigenze e relazioni in una macro area cosiddetta energetica. 

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